La comunità si informa, partecipa, chiede garanzie.
Cesate (MI) · Documento civico · 11 giugno 2026
Cos'è un data center in parole semplici: un edificio che ospita migliaia di computer (server) sempre accesi, che fanno funzionare internet, il cloud, l'intelligenza artificiale e tutti i servizi digitali che usiamo ogni giorno (email, social, video, home banking).
Un grande data center di questo tipo vuole insediarsi lungo la tangenzialina Cesate-Solaro, ai margini del Parco delle Groane, all'interno di un'area riconosciuta come corridoio ecologico prioritario tra il Parco delle Groane e il Parco del Lura.
Ma non è un caso isolato. Questo progetto fa parte di un fenomeno ben più ampio: in tutta la Lombardia e in diverse regioni italiane stanno nascendo decine di data center industriali, attratti da incentivi e dalla crescente domanda di servizi cloud e intelligenza artificiale. In provincia di Milano e nell’hinterland, decine di comuni sono già interessati da progetti analoghi (Segrate, Pregnana, Magenta, Lacchiarella, Zibido San Giacomo e molti altri). Si tratta di una trasformazione territoriale epocale, spesso decisa senza un adeguato confronto con le comunità locali.
Una volta firmato il contratto tra Comune e azienda, modificare le condizioni sarà quasi impossibile. Le prossime settimane – non i prossimi mesi – sono decisive. Ora hai ancora il potere di informarti, mobilitarti, chiedere, pretendere. Dopo la firma, sarà troppo tardi.
Per quanto ci è dato sapere, il Consiglio di Stato ha definitivamente ripristinato il Piano di Governo del Territorio (PGT) di Cesate, annullando la precedente decisione del TAR. L'area del data center torna ad essere urbanisticamente conforme. Il progetto può procedere.
Ma la stabilità del PGT non significa che la comunità non abbia voce. Anzi: le prossime settimane sono decisive per pretendere garanzie, tutele e compensazioni.
Fonte: comunicazione ufficiale del Sindaco Roberto Vumbaca del 14 maggio 2026.
Da febbraio a giugno 2026 sono emersi nuovi elementi che rafforzano la necessità di vigilanza della comunità:
Fonti: Bollettino Ufficiale di Regione Lombardia, 5 giugno 2026 (LR 11/2026); stampa locale (Prima Milano Ovest, Il Giorno), giugno 2026.
Il dato chiave che manca per valutare l'impatto reale del data center è la sua potenza elettrica (MW). Progetti simili in Lombardia per dimensioni paragonabili (CyrusOne a Segrate: 27-54 MW) lasciano presupporre una potenza installata di decine di MW. Perché il Comune e l’azienda non rendono pubblico questo numero fondamentale?
Conoscere la potenza permetterebbe di capire meglio i consumi idrici, l’impatto sulla rete elettrica e di attivare gli strumenti di partecipazione previsti dalla nuova legge regionale (conferenza consultiva per impianti >10 MW). Chiediamo che venga comunicato ufficialmente il dato della potenza elettrica prevista (MW).
Consumo stimato in almeno ~200.000 litri/giorno (equivalente a 2.500 persone). Il dato reale dipende fortemente dalla potenza installata e dalla tecnologia di raffreddamento, e potrebbe essere molto più alto (centinaia di migliaia o milioni di litri/giorno). Non si sa ancora se verrà usata acqua potabile (fortemente disincentivata dalla LR 11/2026) o di falda. Chi paga l'adeguamento delle reti?
Server e impianti di raffreddamento sempre accesi. 48 gruppi elettrogeni a gasolio per le emergenze, molto rumorosi e inquinanti. Centraline fisse? Non ancora previste.
Equivalente a quello di migliaia di appartamenti (dipende dalla potenza). Potrebbe alzare le temperature estive notturne.
L'edificio sarà a ridosso dell'area protetta e all'interno di un'area individuata come "Corridoio primario a bassa o moderata antropizzazione" nella Rete Ecologica Regionale. Nessuno ha ancora spiegato come si proteggeranno animali e corridoi ecologici.
+0,3% – +1,2% annuo per tutti. L'aumento potrebbe arrivare fino al 30% se lo Stato dovesse ridurre o togliere le compensazioni per i costi energetici delle famiglie e delle imprese. Senza adeguate tutele contrattuali, il rischio ricade interamente su di noi.
Un "capannone" di 17 metri in una zona verde e agricola. Rischio svalutazione immobiliare per le case vicine.
* stima conservativa minima; il consumo reale potrebbe essere molto superiore a seconda della potenza e del sistema di raffreddamento.
Un data center non è un capannone industriale come un altro. È un'infrastruttura critica per l'Europa e per i sistemi finanziari, militari, sanitari e di telecomunicazione. Questo lo espone a rischi specifici che la comunità deve conoscere e pretendere siano affrontati.
Le agenzie di intelligence europee hanno più volte segnalato che i data center sono considerati potenziali bersagli in caso di conflitto ibrido, cyberattacco o sabotaggio. Dichiarazioni pubbliche di esperti hanno citato strutture europee come possibili obiettivi in scenari di tensione geopolitica.
Cosa chiedere: Piano di sicurezza integrato, coordinato con Prefettura e Forze dell'Ordine. L'azienda deve rendere noti (in forma riservata alle autorità) i protocolli di protezione perimetrale e cyber.
Un data center di queste dimensioni assorbe energia come una piccola città. In caso di attacco cyber o fisico al data center, si potrebbero generare instabilità sulla rete locale o blackout a catena. Il gestore della rete nazionale ha già segnalato criticità simili in altri siti.
Cosa chiedere: Sistema di isolamento di emergenza che protegga la rete domestica. Test annuali con Terna.
Se il data center viene compromesso (cyberattacco, incendio, sabotaggio), servizi essenziali per il territorio potrebbero saltare. Ma la comunità non ha alcuna garanzia di continuità operativa né diritto di accesso in emergenza.
Cosa chiedere: Convenzione che obblighi l'azienda a garantire risorse di calcolo di riserva per enti locali e scuole in caso di crisi.
In caso di tensione geopolitica o conflitto, un data center etichettato come "infrastruttura critica" potrebbe diventare un obiettivo militare o terroristico. La sua vicinanza a case, scuole e aree agricole non è neutrale. La comunità ha il diritto di sapere come l'azienda e lo Stato intendono proteggere il territorio da questi rischi.
Richiesta minima: Che il Comune convochi un tavolo con Prefettura, Forze dell'Ordine e azienda, e che ne riferisca pubblicamente (in forma non riservata).
📌 Perché se ne parla ora: L'Europa sta rafforzando la protezione delle infrastrutture critiche. Ma la normativa non impone automaticamente tutele per le comunità locali. Spetta ai cittadini chiedere che questi rischi siano riconosciuti e affrontati prima, non dopo, la firma del contratto.
Queste condizioni sono tecnicamente possibili e già applicate in altri progetti. Il Comune può inserirle nel contratto urbanistico. Più cittadini le sosterranno, maggiori saranno le possibilità di vederle accolte.
L'adeguamento di acquedotto, fognature, cabine elettriche deve essere pagato dall'azienda, non dai cittadini. Principio “chi consuma e modifica il territorio paga”.
Alberi ad alto fusto già cresciuti tutto intorno, per ridurre l'impatto visivo e acustico sin da subito. Manutenzione perpetua a carico dell'azienda.
Il data center consumerà grandi quantità di connettività. In cambio, l'azienda può finanziare la copertura in fibra delle aree di Cesate che ne sono ancora prive (case, scuole, associazioni).
L'azienda potrebbe assumere residenti di Cesate (priorità a disoccupati) per la cura del verde di mitigazione, creando opportunità occupazionali.
Un contributo ricorrente (es. 50.000-150.000€/anno) destinato a enti locali (cultura, sociale, ambiente, sport), gestito dal Comune con trasparenza.
Una convenzione per offrire a residenti, scuole e piccole imprese di Cesate l'accesso a servizi cloud e IA a prezzi simbolici (es. 1€/anno).
Una commissione tecnica terza (non legata all'azienda) verifica annualmente consumi, rumore, manutenzione. I costi del monitoraggio sono a carico dell'azienda, i risultati pubblici.
Il Comune può impegnarsi formalmente, attraverso il PGT, a una delimitazione chiara e inespandibile dell'area protetta, senza varianti che ne riducano i confini.
La trasformazione urbanistica produrrà benefici economici rilevanti. Per una corretta informazione, la comunità può chiedere la pubblicazione della catena societaria e dei beneficiari effettivi dell'operazione, nei limiti della normativa sulla privacy ma con il massimo della trasparenza possibile.
In base all'articolo 8 della LR 11/2026, per i data center con potenza superiore a 10 MW è obbligatoria una conferenza consultiva con i comuni limitrofi e la Città Metropolitana. Questo strumento garantisce trasparenza e coordinamento territoriale. Chiediamo che venga attivata immediatamente.
Non basta che l'azienda prometta. È necessario che sia vincolata, controllata e sanzionabile in caso di inadempienza. Ecco cosa si può richiedere.
Prima dell'inizio dei lavori, l'azienda deposita una garanzia patrimoniale. Se non rispetta gli impegni (manutenzione bosco, adeguamento reti), il Comune può incamerarla e utilizzarla per i lavori.
In caso di violazioni gravi e ripetute (rumore, consumi idrici, mancata manutenzione), il Comune può revocare l'autorizzazione e obbligare alla rimozione dell'impianto a spese dell'azienda.
Divieto assoluto di usare acqua potabile per il raffreddamento (fermo restando che la LR 11/2026 prevede forti disincentivi e maggiorazioni). Monitoraggio continuo delle falde (livello e qualità). Se la falda subisce alterazioni, l'azienda è tenuta al ripristino.
Installazione di rilevatori di rumore nelle abitazioni più esposte. Limiti notturni più stringenti (-5 dB). Divieto di test dei generatori nelle ore notturne e nei giorni festivi.
In caso di vendita dell'impianto, il nuovo proprietario è automaticamente vincolato a tutti gli obblighi. Le tutele non decadono con il passaggio di proprietà.
Ogni anno l'azienda pubblica un rapporto certificato su consumi idrici, energetici, rumore, manutenzione e contributi versati, e partecipa a un'audizione pubblica in Consiglio Comunale.
I €6,5 milioni indicati come beneficio per il Comune sono un'entrata una tantum, pagata una sola volta all'inizio. Di questi, una parte rilevante è già vincolata a specifiche opere pubbliche (strade, verde, scuole). La quota libera per il bilancio comunale è molto più ridotta. L'azienda, una volta a regime, otterrebbe ogni anno utili netti stimati tra 15 e 20 milioni di euro. I costi di manutenzione delle nuove infrastrutture ricadrebbero sulla collettività per decenni, se non previsti a carico dell'operatore.
L'entrata una tantum di 6,5 milioni di euro per Cesate non è né un caso isolato né una cifra anomala. Ecco alcuni esempi di quanto altre amministrazioni lombarde hanno negoziato per progetti analoghi (fonte: stampa locale e rapporti di settore):
| Comune / Progetto | Compensazione (milioni di euro) | Natura della compensazione |
|---|---|---|
| Segrate (CyrusOne) | Oltre 6 | Miglioramento infrastrutture urbane e acquisizione gratuita di 700.000 m² di Golfo Agricolo a parco pubblico |
| Magenta (ex Novaceta) | 19 (di cui 13 in opere pubbliche) | Rigenerazione urbana: allargamento stradale, 260 parcheggi per pendolari, campus sportivo |
| Pregnana Milanese | Più di 2 | Compensazioni ambientali nel Parco Locale del Basso Olona |
| Bertonico (ex Gulf) | 5 in opere + 2 oneri secondari | Riqualificazione stradale, impegno manodopera locale |
| Lacchiarella (Apto) | 6 (ricadute economiche) | Indotto su tessuto economico locale (alloggi, ristorazione, trasporti) |
Nota: gli importi includono spesso opere pubbliche e oneri di urbanizzazione, non solo trasferimenti diretti di liquidità.
Dietro i grandi fondi che finanziano i data center non ci sono "milionari misteriosi", ma soggetti istituzionali ben noti. I soldi vengono principalmente da:
I profitti del data center sono destinati a soggetti esterni al territorio. La comunità può chiedere benefici diretti e ricorrenti.
| Compensazione richiesta | Motivazione |
|---|---|
| Contributo annuo al bilancio comunale (es. 0,5-1% del fatturato locale, minimo 100.000€/anno) |
Per servizi: manutenzione strade, asili nido, trasporto pubblico, efficientamento energetico. Non una tantum, ma ogni anno. |
| Manutenzione stradale e urbanistica perpetua | Le nuove opere pubbliche (strade, rotatorie, aree verdi) richiedono manutenzione continua. Un fondo perpetuo o un contributo annuo a carico dell'azienda evita che i costi ricadano sui cittadini. |
| Fondo bollette per famiglie fragili | Il data center farà aumentare i costi energetici per tutti. Almeno le famiglie in difficoltà meritano una protezione. |
| Fondo annuale per associazioni locali del Terzo Settore (cultura, sociale, ambiente, sport) |
Un contributo annuo certo (es. 30.000-80.000€/anno) destinato alle realtà associative locali, gestito con bando trasparente dal Comune. |
| Tirocini formativi per giovani residenti | Almeno 5-6 tirocini annuali retribuiti (neodiplomati, neolaureati) nei settori IT, manutenzione, energia. |
| Wi-Fi pubblico gratuito in tutte le aree pubbliche di Cesate | Piazze, parchi, biblioteca, scuole. Installato e mantenuto dall'azienda. |
| Sponsorizzazione di eventi culturali e sportivi | Un contributo certo ogni anno per le manifestazioni cittadine (festa patronale, rassegne, tornei). |
| Collegamento ciclo-pedonale al Parco delle Groane | Una pista ciclabile protetta, finanziata dall'azienda, che colleghi l'area dell'impianto al Parco e al centro di Cesate. |
Un'infrastruttura dell'impatto di questo data center – su ambiente, paesaggio, salute, bollette – avrebbe meritato un confronto pubblico ampio e trasparente, prima che l'iter burocratico entrasse nel vivo. Invece, l'Amministrazione ha proceduto senza assemblee preventive, senza coinvolgere la comunità nella valutazione delle alternative (aree dismesse? altre localizzazioni?) e senza mettere a disposizione studi di impatto chiari e accessibili.
Un precedente chiaro: A Certosa (PV), l'opposizione ha chiesto formalmente un Consiglio comunale aperto, sottolineando il "rilevante impatto territoriale, ambientale e paesaggistico dell'intervento". I cittadini si sono costituiti in un comitato spontaneo, hanno avviato una raccolta firme che ha superato le 500 adesioni, e hanno organizzato assemblee pubbliche per informare la cittadinanza. Qui a Cesate, invece, il dibattito è rimasto confinato tra le mura istituzionali.
Chiediamo quindi al Sindaco e alla Giunta: perché a Cesate non è stato possibile attivare per tempo un vero dibattito aperto a tutta la cittadinanza? La democrazia partecipativa non è un optional, ma un diritto dei cittadini e un dovere di chi amministra.
Finora, le iniziative di opposizione e sensibilizzazione sul progetto – pur animate da buona volontà – non hanno prodotto gli effetti sperati in termini di modifiche sostanziali o di mobilitazione diffusa. Questo documento non intende sostituirsi a nessuno, ma contribuire a un'informazione più capillare e a una partecipazione più efficace. L'unica via per incidere realmente è l'informazione diffusa, la partecipazione concreta e la pressione coordinata. Ecco come.
Se hai competenze tecniche (ingegnere, architetto, giurista, agronomo, esperto energetico, giornalista, politico, ambientalista): mettile a disposizione della comunità. Analizza i documenti, verifica le stime, proponi tutele più efficaci. I giornalisti possono indagare e informare. I politici (di maggioranza e opposizione) possono portare queste richieste in Consiglio. Gli ambientalisti possono organizzare la pressione e portare il caso a livello regionale e nazionale.
Se sei un'amministrazione pubblica o un ente di tutela (Regione Lombardia, Provincia, Città Metropolitana, Ministero dell'Ambiente): la Legge Regionale 11/2026 vi attribuisce compiti di monitoraggio e indirizzo. Chiediamo di verificare se il progetto di Cesate rispetta i principi di priorità alle aree dismesse, riduzione del consumo di suolo e salvaguardia dei corridoi ecologici. Chiediamo un parere formale sulla compatibilità del progetto con la Rete Ecologica Regionale e con il progetto di connessione Groane-Lura finanziato con fondi pubblici.
🌳 Appello diretto al Parco delle Groane e della Brughiera Briantea (ente gestore del parco regionale, con sede in Via della Polveriera, 2 - 20033 Solaro MI, tel. 02/9698141, PEC: protocolloparcogroane@promopec.it, sito: www.parcogroane.it): il progetto insiste a ridosso dell'area protetta, all'interno di un corridoio ecologico che voi stessi avete contribuito a finanziare e progettare. Chiediamo un intervento pubblico: un parere vincolante, una richiesta di valutazione di incidenza ambientale, e la convocazione di un tavolo tecnico con il Comune e i cittadini. Il Parco non può restare in silenzio.
Se non hai competenze tecniche (ma hai voglia di capire): leggi, verifica, partecipa, condividi. L'informazione è un bene comune. Un cittadino informato è già un atto civico.
Non serve essere esperti per pretendere trasparenza. Basta esserci.
Noi siamo arrivati fino qui. E tu che fai?
Cesate non è solo il luogo dove passa un data center. È il luogo dove viviamo, noi e i nostri figli. Il territorio non è una riga di bilancio.
Ogni condivisione aumenta la pressione per ottenere trasparenza. 🌱